Il porto civile di Puteoli

Il porto di Puteoli in età Augustea
Il porto di Puteoli in età Augustea

Puteoli fu, prima della nascita di Ostia come port ad-hoc per l’Impero, il principale porto di Roma e conseguentemente la città ne giovò incredibilmente. Qui convergevano da ogni parte le spezie, gli schiavi, il vino, le ceramiche, gli oggetti preziosi destinati al mercato romano, e soprattutto il grano per l’annona di Roma, portato ogni anno dalla flotta alessandrina (classis Alexandrina), e inizialmente conservato in enormi magazzini che si estendevano dall’attuale zona portuale di Pozzuoli fino ad Arco Felice, attraverso la ripa puteolana, pronti per essere successivamente smistati e trasportati nella capitale e nel resto dell’Impero La costruzione, che in questa forma maestosa risale a età augustea, fu danneggiata da una tempesta al tempo di Adriano, e la promessa di restaurarla, fatta dall’imperatore, fu adempiuta dal suo successore Antonino Pio nel 139 d.C, come ricorda un’iscrizione trovata nelle stesse acque del porto: opus pilarum vi maris conlapsum a divo patre suo promissum restituit (“resturò, secondo la promessa del divo suo padre, i piloni distrutti dalla violenza del mare”).

Il declino del porto puteolano

Con la nascita del porto di Ostia Antica, Puteoli perse il primato di a seguito del trasferimento graduale  della flotta alessandrina in un luogo ben più vicino a Roma. Rimase tuttavia, a Puteoli, un ruolo importante nei contatti con le coste africane. Successivamente, per il porto iniziò un lungo periodo di decadenza, sia per la sua scarsa frequentazione, sia per i problemi di insabbiamento dovuti ai moti bradisismici, sia, ovviamente, per la grave crisi che investì l’Impero, fino al suo totale abbandono, nel periodo compreso tra la fine dell’Impero Romano d’Occidente fino a tutto il medioevo.

Il porto militare di Misenum
Il Porto militare di Miseno (Misenum)

Il porto di Miseno (Misenum) si trovava presso l’attuale Bacoli e l’omonimo Capo Miseno, simile per conformazione a quello di Ravenna. Poteva contenere almeno fino 250 imbarcazioni, come quello di Classe a Ravenna. In età augustea, in seguito all’impraticabilità del precedente porto militare di Portus Iulius nella baia di Puteoli (utilizzato da Ottaviano e Agrippa durante la guerra contro Sesto Pompeo), la vicina Miseno divenne la più importante base militare della flotta praetoria romana a guardia del bacino del Mediterraneo occidentale.

Il lago di Bacoli detto Maremorto

Il porto sfruttava un doppio bacino naturale, quello più interno di circa 3 km di circonferenza (detto Maremorto o Lago Miseno), in epoca antica dedicato ai cantieri e alla manutenzione navale, e quello più esterno, che era il porto vero e proprio. Tra i due bacini gli storici hanno immaginato vi fossero gli impianti navali e gli alloggiamenti della classis Misenensis. Prossima al porto, l’enorme cisterna denominata Piscina Mirabilis era il principale approvigionamento idrico per tutte le navi militari.

Le navi della flotta rimanevano al sicuro nella base in autunno e inverno: la navigazione iniziava il 5 marzo con la festa detta Isidis Navigium in onore della dea egizia Iside, patrona del mare, dei marinai e delle attività marinare. Ebbe poi alcuni suoi distaccamenti nei principali porti del Mediterraneo, come ad esempio nella vicina Centumcellae (Civitavecchia), nel mar Egeo al Pireo (Atene), o nel mare Adriatico a Salona.

 

Il Portus Julius e il porto di Baiae
Veduta di Baiae e del Portus Julius

La costruzione del Portus Iulius, fu voluta nella zona tra l’Averno e il Lucrino dal collaboratore di Ottaviano M. Vipsiano Agrippa, nel 37 a.C., nel quadro di uno scontro navale contro Sesto Pompeo che aveva il dominio dei mari. I lavori della realizzazione e le relative infrastrutture furono affidati all’architetto Lucio Cocceio Aucto. Nell’antichità il porto era difeso da una stretta e lunga diga, gettata sulla spiaggia, che partiva dalla Punta dell’Epitaffio e si congiungeva alla punta Caruso, sulla quale passava la Via Herculanea. Nella diga si apriva un canale che permetteva l’entrata delle navi nel bacino del Lucrino e da qui, con un’altro canale scavato nella roccia, nel lago d’Averno.

Un declino veloce, in favore di Misenum

La vita militare di questo porto fu breve, a causa dell’insabbiamento, poiché già nel 12 a.C., la flotta militare fu spostata nel vicino bacino naturale di Miseno e il porto venne riconvertito a scopo civile. La zona, dopo la parentesi militare, ritorna ad essere un luogo sacro delle divinità infernali e alle cure termali, nonché luogo di lussuose residenze. Le infrastrutture portuali, nei secoli successivi sono legate al destino del bradisismo. Cassiodoro ci informa, che alla fine del V secolo, la diga foranea del porto che discendeva fu distrutta. Nei secoli successivi si ha la completa scomparsa sott’acqua della diga e di tutte le strutture antiche, tanto che il Lucrino si unificò con il mare. In un documento del 1503, a proposito di alcuni movimenti di bradisismo, il De Iorio scriveva: “il mare si seccò portando fuori alcune “pilae”. Il fenomeno di sollevamento della costa continuò fino all’eruzione di Monte Nuovo avvenuto il 29 settembre del 1538 che determinò la scomparsa del villaggio di Tripergole e ridusse il lago Lucrino a poco più di uno stagno. Del Portus Iulius si iniziò a riparlarne alla fine dell’ultimo conflitto mondiale, grazie alla fotografia aerea e alle prime foto effettuate dal pilota, nonché subacqueo, Raimondo Buchner, le quali mettevano in risalto la topografia del grande complesso portuale che si estende su una superficie di circa dieci ettari. La fotografia aerea ha avuto il merito di sensibilizzare studiosi e Soprintendenza, quest’ultima, in seguito alle immagini aeree, ha emesso i primi provvedimenti di tutela avviando alcune campagne subacquee finalizzate sia al rilievo diretto sia allo studio del grande complesso portuale. Il rilievo e lo studio diretto delle strutture, per il momento, ha interessato solo la parte Est del complesso e più precisamente la parte antistante il “Lido Augusto” che consistono in edifici adibiti a magazzini con muratura in opera reticolata che si elevano da pochi centimetri fino ad un metro circa, con affaccio su una corte centrale; casa padronale con peristilio di colonne in laterizi, posta nel lato Ovest dei magazzini. La stragrande maggioranza del complesso, purtroppo, non è stato ancora oggetto di rilievo, tutte le elaborazioni grafiche sono state ricavate da foto-interpretazioni.

Il porto di Baiae era invece un porticciolo civile prevalentemente riservato ai facoltosi personaggi e politici che frequentavano il complesso termale di Baia: come il porto Giulio, anch’esso era dotato di una diga con canale a protezione degli approdi.

 

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Redazione archeoFlegrei.it