Home Archeologia Villa Avellino, un parco tra verde e archeologia

Villa Avellino, un parco tra verde e archeologia

Nel perco si conservano gli ormai secolari alberi di agrumi e le millenarie vestigia romane: difatti l'area è concentrata in un luogo assolutamente centrale dell'antica Puteoli romana.

Villa Avellino
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Il parco della Villa Avellino è un parco pubblico di Pozzuoli. Situato a metà tra il centro storico e la zona residenziale della parte superiore della città di Pozzuoli, è il parco attualmente più importante e conosciuto.

Villa Avellino
Breve storia del parco

Inizialmente giardino privato della Villa Avellino, edificata nel 1540 dai principi Colonna di Stigliano, dopo un susseguirsi di cambi di proprietà è stato donato al comune di Pozzuoli nel 1980, diventando patrimonio di tutti i cittadini. Si conservano l’agrumeto e le ormai millenarie vestigia romane: difatti l’area del parco è concentrata in un luogo assolutamente centrale dell’antica Puteoli romana. La terrazza si trova esattamente tra l’area ludica degli anfiteatri a nord, il foro transitorio di Puteoli ad ovest, la via tecta e il clivo dei vetrai e profumieri ad est e l’area denominata regio lucullanae a sud. I ruderi presenti nel giardino sono perciò evidentissimi, lasciando immaginare come anche il sottosuolo inesplorato possa esserne ricco.

I ruderi di un criptoportico e la cisterna “centocamerelle” di Pozzuoli

Nella parte nordorientale della villa compaiono numerosi ruderi. Essi appartengono ai resti di un criptoportico romano in opera reticolata e ambienti voltati (galleria coperta). Proseguendo verso est, subito dopo questi ambienti vi è una cisterna, già famosa in passato, conosciuta come centocamerelle (da non confondersi con quella di Bacoli). La cisterna è di notevole estensione (è situata quasi per intero sotto all’attuale via Carmine), realizzata in opera reticolata e rivestita di uno spesso strato di opus signinum. Tutti queste strutture sono databili a partire dalla prima età imperiale.

Questa piscina è composta di due ordini di numerose stanze parallele. Prima che il signor duca di Lusciano, nella cui villa è situata, le avesse interamente disotterrate, e rese passeggiabili aprendo un nuovo ingresso, a stento vi si entrava per un buco. La necessità di camminar carpone in alcune stanze di essa, e con l’ajuto di un lume, le fece credere di diversa forma, e volgarmente chiamare le Cento Camerelle, o il Labirinto.Andrea De Iorio, Guida di Pozzuoli e contorno, 1822
Il criptoportico di Villa Avellino (foto C. Fiorentino)
La cisterna “centocamerelle” di Pozzuoli (foto C. Fiorentino)
Pianta della piscina detta centocamerelle (da Avanzi…di Paolo Antonio Paoli)
La piscina Lusciano
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Più a sud, al di sotto di edifici moderni, un tempo area annessa alla stessa Villa Avellino, durante il periodo di appartenenza ai Lusciano, si estende una grande cisterna, anch’essa conosciuta in passato. Misura all’incirca 35 metri per 20, e poggia su 12 pilastri cruciformi, ma è irregolare nella forma.

 

Pianta della piscina Lusciano (da Avanzi…di Paolo Antonio Paoli)
Il mascherone di età Flavia

Celebre ed ormai simbolo della villa Avellino è una fontana a mascherone di età Flavia, interamente in marmo, sebbene non fu ritrovata in zona ma presso l’attuale via Fasano e collocata solo dopo alcuni anni dall’apertura del parco. Attualmente versa in un brutto stato di degrado.


Riferimenti

  • Andrea De Iorio, guida di Pozzuoli e contorno
  • Lorenzo Palatino, storia di Pozzuoli
  • Architettura del classicismo tra Quattrocento e Cinquecento. Campania saggi 2016

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