L’oracolo dei morti di Baia, tra mito e realtà

Il bel dipinto di Adolf Hirémy-Hirschl, intitolato "le anime di Caronte" ben descrive il concetto della scoperta del dr. Robert Paget negli anni '60 a Baia. Tuttavia il cosiddetto "Grande Antro" è in realtà un luogo ben diverso dall'ingresso agli inferi.

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L’oracolo dei morti di Baia è una speculazione archeologica, proposta nel 1962 dal dr. Robert Paget e che non hai mai avuto appoggio dalla comunità scientifica. Dal 2013 al 2014 un team di speleologi italiani hanno effettuato esplorazioni approfondite che hanno gettato finalmente luce su questo mistero. Tuttavia sono numerosi i punti di interesse e di mistero, ancora irrisolti, che probabilmente rimarranno senza una risposta certa per sempre. Decidiamo pertanto di tradurre e riportare la storia, anche per aggiungere un tassello alle variegate vicissitudini flegree con contaminazioni internazionali.

Le scoperte del Doc. Paget a Baia nel 1962
Doc Paget (credits Oracle of the Dead)

Dr. Robert Ferrand Paget (per gli amici Doc. Paget) fu un architetto inglese che decise di trasferirsi a Baia (Bacoli, NA) per trascorrere un periodo di serenità dopo il ritiro lavorativo, proprio alla guisa degli antichi romani. Grande appassionato di storia e archeologia, lesse molto e operò numerose ricerche presso biblioteche napoletane. Si interessò alla leggenda dell’oracolo dei morti e all’ingresso agli inferi, il quale luogo, secondo la mitologia, era da ricercare proprio nei Campi Flegrei. Durante la sua permanenza conobbe l’ardito spirito di Keith Jones, un ufficiale della Marina Militare Americana in servizio locale, ed insieme esplorarono il territorio. Esplorando con attezione il sito delle terme di Baia i due fecero una scoperta misteriosa.

In rosso le Piccole Terme e l’ingresso “all’Oracolo” (Google)
La scoperta del passaggio

Presso l’area delle cosiddette piccole terme, una delle parti più antiche di tutto il sito (la datazione risale al periodo repubblicano, I sec a.C) Paget e Jones identificarono l’ingresso ad un tunnel ipogeo che si estendeva per ben 125 metri al di sotto del suolo, all’interno del costone tufaceo di Baia, prima di diramarsi in ulteriori direzioni. In realtà l’ingresso al tunnel fu già scoperto dall’archeologo Amedeo Maiuri, durante gli scavi di Baia nel 1958, ma non fu mai esplorato.  Il cunicolo non fu certamente progettato per convogliare acqua, poichè ad intervalli regolari sono presenti delle nicchie per favorire l’illuminazione attraverso lampade ad olio. L’interno di tali cunicoli è interamente rivestito di uno strato di intonaco idraulico (opus signinumcocciopesto).

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Visualizzazione tridimensionale delle piccole terme e dell’estensione del condotto all’interno del costone di Baia (credits OracleoftheDead.com)
La pozza di acqua termale

Dopo il tratto logitudinale e quasi in piano, si giunge ad una biforcazione e a complicazioni della disposizione dei cunicoli, chiaramente segno di lavori effettuati anche successivamente alla prima realizzazione. Vi è un cunicolo che si dirama verso il basso, fino a giungere ad una pozza d’acqua termale, la cui temperatura ancora oggi si assesta intorno ai 30°C, mentre un tempo doveva essere certamente più alta.

Doc. Paget nominò tale pozza d’acqua il fiume Stige, il celebre corso d’acqua che si snodava nel regno dei morti. Tuttavia, dopo gli studi ed i rilievi più recenti, si è arrivati alla conclusione che tale ambiente non fosse altro che un luogo per captare i vapori caldi dovuti alle alte temperature, e che, attraverso l’ingegnoso sistema di ventilazione forzata (grazie ai moti convettivi) scavato all’interno del monte, avrebbe trasportato questi ultimi negli ambienti in superficie delle “piccole terme” con grande velocità. Tali flussi, inoltre, sarebbero stati addirittura regolati grazie a delle particolari tecniche all’interno degli stessi locali termali.

Il graffito latino

Di notevole interesse è una scritta latina ( l’unica) presente nella parte più a nord e interna del complesso di cunicoli,  di un pigmento rosso ancora brillante nonostante i duemila anni trascorsi. Secondo le ipotesi di Paget, l’ipotesi formulata per l’iscrizione sarebbe stata “ILLIUS MAR” nel cui monogramma “MAR” si sarebbe voluto attribuire alla divinità Hera o al nome Marcius. Tale scritta invece risulta essere più semplicemente la data IIII kal(endas) Mar(tias) (G. CAMODECA, com. pers. 11/06/2012), una data, tuttavia priva riferimento all’anno.

Tra mito e realtà

Doc Paget, certamente appassionato, effettuò un grande lavoro di documentazione grazie a quale ancora oggi si parla, perlopiù all’estero, di queste imprese che qui sono passate molto sottotono. Ma il suo lavoro fu guidato forse troppo dalla fantasia di voler attribuire a questo luogo l‘ingresso degli inferi ed oracolo, che, effettivamente, nonostante l’estensone, poco si presta a questo impianto scenografico ma accredita invece molto più l’ipotesi di ambienti tecnici di strutture di captazione dei vapori termali per soddisfare il grande vizio romano dei bagni termali, mai così importante come a Baia. Difatti le recenti ricerche speleologiche hanno finalmente dato una voce italiana concreta a questa scoperta, sicuramente arricchendola di ulteriori dettagli e rimuovendo speculazioni troppo fantasiose ma molto più interessanti da un punto di vista mediatico.

Una panoramica dell’ambiente chiamato il santuario (credits OOTD)
Ringraziamenti e materiale di riferimento

Ringrazio pubblicamente il sito www.oracleofthedead.com che ha consentito l’uso del materiale e della storia, documentata molto più in ogni singolo dettaglio. Per chi masticasse l’inglese è quindi altamente consigliata una visita al sito.

  • Robert Paget – “In the Footsteps of Orpheus” 1967
  • HARDIE G. C., 1969. The Great Antrum at Baiae. Papers of the British School at Rome, 37, 14-33
  • Il sistema di vapore delle Piccole Terme di Baia –  Ferrari / Guidone / Lamagna 2015

 

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Cristiano Fiorentinohttp://www.archeoflegrei.it
Architetto, studioso ed appassionato dei Campi Flegrei, in particolare della storia romana. Nel 2012 crea la pagina social "Puteoli - Un Patrimonio Archeologico da Salvare" attraverso la quale cerca di sensibilizzare allo studio e promozione del proprio patrimonio la comunità Flegrea.

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