I Campi Elisi veduti dal Capo di Miseno

Una particolare descrizione di Miseno e del lago d'Averno da un libro del 1841 intitolato "Il Mediterraneo illustrato le sue isole e le sue spiagge"

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Alla estremità occidentale del golfo di Napoli, qualche miglio distante dalla capitale, s’innalza un promontorio celebre nell’antichità per le memorie da lui consacrate e pei molti luoghi poetici ch’ei domina. Vicino al Capo di Miseno era la stazione della flotta romana destinata a mantenere la sicurezza de’mari e delle coste, dallo stretto di Messina a quello di Gibilterra. La città che sorgeva sul promontorio non è più, al pari dei grandi lavori fatti dai Romani, per como de’loro marinari. Nell’anno 890 i Saraceni ne fecero sparire le ultime vestigia. Sotto il monte Miseno eravi una via sotterranea che conduceva a un golfo assai inoltrato entro terra e diviso in due laghi, detti uno Averno e l’altro Lucrino, tranquilli bacini in cui pare che il mare venga a riposarsi.

Il Lago d’Averno

L’Averno, dalle esalazioni pestilenziali, era in capo al golfo. Andando entro terra questo golfo s’avvicina a Cuma e forma una penisola di tutto il promontorio terminato dal Capo di Miseno. In quell’istmo poco esteso era aperta la via sotterranea che dall’Averno conduceva al Capo di Miseno. L’Averno era un bacino profondissimo, anche su i margini, avente un ingresso angustissimo, e che per la sua natura, come per la sua grandezza, avrebbe potuto servir di porto, se fra ‘l mare e lui non vi fosse stato il lago Lucrino pieno di bassi-fondi. Una corona di erte colline circonda tutt’all’intorno l’Averno; queste colline, oggi coltivate, erano un tempo coperte di alte foreste, di boschi selvaggi ed impenetrabili, che riflettevano sulle acque un’ombra favorevole alla superstizione; perciò era considerato come una delle porte dell’inferno. Ai mistici racconti gli abitanti del paese aggiungevano che gli uccelli volando non potevano varcar l’Averno, e vi cadevano, soffocati dai vapori che ne esalavano: particolarità distintiva dei luoghi infernali, vale a dire infetti d’odori disgustosi e pestilenziali.

Il Plutonium, Stige e Flegetonte

Bentosto quel golfo passò per un Plutonium, in cui i navigatori non entravano, senz’aver prima offerto alle divinità infernali alcuni sagrifizii propiziatorii, secondo il rito prescritto da que’sacerdoti ai quali era stato conceduto il possesso di quel luogo. Si credè emanata da Stige, fiume dell’inferno, una sorgente d’acqua potabile, situata poco di là distante, sulla spiaggia del mare, e tutti astennersi dall’attingerne; fu creduto universalmente che in qualche parte non molto discosta di lò fosse stata posta la sede dell’oracolo de’ morti; e certe acque termali che si trovano fra Cuma e il Capo di Miseno, sulla sponda d’un lago chiamato Acheronte, furono considerate come una prova che colà scorreva Flegetonte, altro fiume dell’inferno.


  • Da: Il Mediterraneo illustrato le sue isole e le sue spiagge, Marco Malagoli Vecchi (1841)
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