Simbolo inequivocabile della città di Pozzuoli sono le tre colonne in marmo cipollino che imperiture si stagliano solitarie nel cielo.

Nel 1750 furono proprio tali colonne che segnalarono la sua esistenza:

“Sorgevano dal terreno di una vigna in vicinanza del mare di Pozzuoli tre colonne di cipollino, le quali davano al luogo il nome di “Vigna delle tre colonne” – Antonio Niccolini, 1846, sulla “Descrizione della gran Terma Puteolana, volgarmente detta Tempio di Serapide”.

L’interesse crescente per l’archeologia dovuto alle scoperte di Pompei ed Ercolano fecero avviare una campagna di scavo, che riportò alla luce in primis la statua del Dio egizio Serapide. Il monumento di conseguenza ricevette subito l’appellativo di Tempio di Serapide, benchè fosse inesatto.

 

Il monumento puteolano ebbe una grande attenzione da parte di personalità italiane ma soprattutto da stranieri: ad oggi è uno dei monumenti più celebri nel mondo già da centinaia di anni. Solo più tardi, il luogo fu universalmente riconosciuto come un macellum, ovvero una struttura romana adibita a mercato pubblico, formata da un edificio con grande corte interna e con botteghe aperte sia verso l’interno che verso l’esterno, distribuite su due piani.

 

Gli ambienti

L’edificio si articola su una grande corte centrale a pianta quasi quadrata circondata da un portico di 36 colonne di granito grigio alte 6,11 m e il diametro di 80cm, sulle quali si impostano capitelli corinzi decorati da conchiglie contenenti piccoli delfini. Tanto la corte quanto il portico erano pavimentati con lastre marmoree.

Al centro della corte è la grande tholos, la struttura muraria è in opera laterizia rivestita di lastre marmoree. Nell’edificio è una grande fontana ottagonale, al centro della quale una lastra con fori disposti a formare un disegno floreale copre un canale. Tutt’intorno alla tholos, fra gli intercolumni  e sugli assi delle colonne vi erano basamenti di statue onorarie e puteali di marmo.
Intorno al portico si aprivano botteghe.

Al centro del lato orientale del portico era un aula absidata, posta di fronte all’ingresso. Dietro la grandiosa facciata tetrastila, ornata sul davanti da statue onorarie, l’accesso all’aula era marcato sulla soglia da pilastri rivestiti di cipollino e da due colonne in cipollino con gli intercolumni laterali chiusi da transenne marmoree, il pavimento era in opus sectile con una trama di quadrati in cui si iscrivevano alternativamente cerchi e losanghe in marmi di colore rosso, giallo, verde e violetto. Nelle nicchie furono rinvenute due basi di statue con iscrizioni  in onore di Alessandro Severo e di sua moglie Barbia Oriana, la statua di Serapide, i gruppi di Oreste ed Elettra e di Dioniso con il fauno.
Il nucleo originario dell’edificio sembra essere di età flavia, epoca alla quale risale l’iscrizione dedicatoria.
L’aula absidata e la tholos portano i segni di un rifacimento più tardo, probabilmente del III sec. d.C. come sembrano indicare alcune fistole acquarie con il nome di Settimio Severo, dovette coinvolgere soprattutto la tholose l’aula absidata sul lato settentrionale, come dimostrano i resti della decorazione architettonica.

Presso gli angoli sul lato dell’abside sono situati due gruppi di latrine pubbliche. La particolarità di questi ambienti è che erano incredibilmente sfarzosi: marmi ovunque, nicchie con statue e finestre probabilmente decorate, acqua corrente che fluiva vicino le sedute per favorire pulizia e igiene personale. Tanto fu lo sfarzo che i primi archeologi pensarono si trattasse di ambienti termali comuni.

La risonanza culturale

Il Macellum di Pozzuoli ha quindi assunto, nei secoli, molta più importanza di quella di un semplice ritrovamento archeologico. Per centinaia di anni fu meta di artisti di tutto il mondo che ne esaltarono le qualità romantiche, ma anche di  celebri studiosi che invece studiarono con attenzione i fenomeni di inabissamento flegrei, grazie ai fori dei litodomi presenti sulle colonne. Questi studi furono di notevole importanza per la definizione del bradisismo. Ricordiamo in particolare quelli di Chales Babbage e di Charles Lyell. Il prestigioso premio scientifico Lyell, istituito dopo la morte di quest’ultimo, è rappresentato tutt’oggi da una medaglia dove è raffigurato il cosiddetto Tempio di Serapide.