“Montevergine ha Mamma Schiavona, Nocera dei pagani la Madonna delle galline, Torre Annunziata la Madonna della neve, Pozzuoli ha la Madonna de le pèzzeche.” (Luigi de Fraja Frangipane)

Oggetto: Tela raffigurante la pietà con i santi Celso e Giovanni battista
Denominazione comune: Madonna de le pézzeche
Ubicazione (attuale): Sul parapetto della cantoria della chiesa madre del Cimitero
Provenienza (ultima): Deposito del palazzo vescovile
Datazione: 1896
Autore: Gaetano Volpe di Raffaele
Materiale: Olio su tela (pittura), legno indorato (cornice)
Dimensioni : 1,04 m. x 1,42 m.

 

Descrizione dell’opera

La tela è racchiusa da una cornice di legno indorato.

La Pietà di Gaetano Volpe, detta Madonna de le pézzeche

Su un fondo scuro è raffigurata, in posizione centrale, la Madonna seduta che accoglie fra le sue gambe il corpo del Cristo morto. Sul lato destro di chi guarda è raffigurato san Giovanni battista (a Pozzuoli anche detto san Janni), mentre sull’altro è dipinto san Celso (o Gelso) vescovo, entrambi in posizione posteriore rispetto alla Vergine.

La Madonna è avvolta in un lungo e largo mantello blu, privo di decorazioni, che le copre anche il capo. Sotto il mantello, intorno al capo, si intravede un velo bianco mentre lungo le braccia si scorge la veste rossastra.

Il capo è chino sul lato destro, gli occhi sono rivolti al cielo, la mano destra è aperta verso l’alto quasi in segno di rassegnazione e di richiesta di aiuto da parte di Dio, mentre la mano sinistra sorregge la mano trafitta e penzolante del Cristo morto.

Seppur la Vergine appare in posizione seduta non si scorge nessun elemento del sedile che la sorregge.

Fra le sue gambe trova posto il corpo di Gesù. Completamente adagiato e sorretto dalla gamba destra della Vergine dal cui ginocchio pende il braccio destro. Il capo è chino sul petto della madre, ben in evidenza è messa la piaga al costato destro. La vite è coperta da un lungo mantello bianco che parte dal gomito sinistro, scende sul dorso, arriva fino all’altezza delle ginocchia di Gesù per poi continuare sul suolo.

A sinistra della raffigurazione della pietà, in posizione eretta, è raffigurato san Giovanni battista, con il caratteristico mantello rosso e bastone crociforme nella mano sinistra.

Sull’altro lato, invece, è raffigurato san Celso che una tradizione popolare vuole essere stato il primo vescovo di Pozzuoli consacrato da san Pietro. Il santo appare di alta statura, robusto, capelli scuri e corti, volto pulito; un uomo di mezza età.

Indossa un piviale di fondo bianco e decorazioni color oro, una mitra simile impreziosita da pietre. Ha la croce pettorale color oro che arriva fin sopra all’altezza del fermaglio pettorale, nella mano destra impugna un pastorale metallico color argento e sul dito medio della mano destra porta l’anello (normalmente i vescovi portano l’anello sull’anulare destro e impugnano il pastorale nella mano sinistra).

Non ci sono cenni di movimenti, gli sguardi dei personaggi sono fermi. Se il Cristo ha gli occhi chiusi perché morto, la Vergine si rivolge verso l’alto, il Battista sembra avere uno sguardo perso nel vuoto mentre il vescovo  soltanto sembra catturare l’attenzione dell’osservatore per ammutolirlo davanti alla sua espressione immobile e severa. Tutto è fermo, Gesù è morto, è il momento del dolore e della pietà cristiana, non c’è spazio per le parole, l’unico che può parlare è solo Dio invocato dalla Vergine.

Dal Rione Terra al cimitero
La Chiesa madre al cimitero di Pozzuoli

La tela era ubicata sopra l’altarino dell’edicola posta sulla parete di fondo del passaggio di Portanova al Rione Terra. Lì rimase fino a quando il rione non fu forzatamente evacuato nel 2 marzo 1970.

A seguito dell’abbandono e per evitare che l’opera venisse trafugata, sorte che toccò a tanti beni artistici presenti sull’antica rocca, fu messa in salvo nel palazzo vescovile.

Dopo il restauro è stata collocata, il 2 novembre 2015, sul parapetto della cantoria della chiesa di Santa Maria del Purgatorio nel civico cimitero di Pozzuoli.

La copia di un’immagine molto più antica

Quasi sicuramente la tela è una copia scadente di una “rozza tavola, forse tolta dall’antica chiesa o meglio parrocchia di S. Maria ad portam”, così si esprimeva lo studioso Luigi de Fraja Frangipane nel 1886 su “L’Emporio Puteolano”, II, p. 2.

Sarà stato proprio tra il 1886 (anno in cui scrive il de Fraja) e il 1896 (anno in cui è datata la tela) che sarà avvenuta la sostituzione dell’opera.

Perchè detta “delle pezzeche?”

“La Madonna de le pèzzeche? Sì signore.

Pìzzeco […] valo lo stringere d’un tratto la carne altrui fra due dita […]. Egli è da credere che, affollandosi in quello spazio ristretto molta gente per cagione della festa, birichini e monelli, per ischerzo o per farsi largo, dessero dei pizzicotti a chi incontravano per istrada, infino a che andò in voga questo attributo da diventare tradizione popolare.

La festa annuale suole celebrarsi il lunedì dopo Pentecoste, e non consiste in altro che nell’addobbare di lumi e di drappi l’arco e la breve via, e nel dare spettacolo di taluni giuochi popolari verso le ore quattro del pomeriggio, la famiglia Maiorano, che colà abitava, faceva le spese della festa; adesso si va in giro per la città a raccogliere l’obolo dei fedeli per la luminaria e pei guiochi […] Così si santifica la Madonna, così si celebra la ricorrenza di questa festa. È costume, come tanti altri. Ci sarebbe da dire qualche altra cosa, ma basta fin qui. Ritorno ai triboli della fondaria.”

Da <<L’Emporio Puteolano>>, II (1886)24, p.2 di Luigi de Fraja Frangipane.

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Gennaro Lubrano
Laureato in Scienze della formazione primaria. Da sempre appassionato di storia, archeologia e arte dei Campi Flegrei. E' stato allievo del Prof. Raffaele Giamminelli e del Prof. Don Angelo D’Ambrosio. Socio del GAN, giornalista e attivista.