La Madonna “Schiavottella” di Pozzuoli

A Pozzuoli una caratteristica statua lignea raffigurante la Madonna con un volto piuttosto colorito, che fu chiamata "Schiavottella", era particolarmente venerata dalle partorienti. Devoti d'eccezione furono proprio il Re Ferdinando II di Borbone e consorte...

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Presso la Chiesa Del Carmine di Pozzuoli era posta una caratteristica statua lignea raffigurante la Madonna con un volto piuttosto colorito, che fu chiamata “Schiavottella” – da schiavetta (presumibilmente per il colore della sua pelle) ed era particolarmente venerata dalle partorienti. Oggi questa statua è conservata presso il Museo Diocesano di Pozzuoli, sul Rione Terra.

La statua è attribuita allo scultore Cinquecentesco di origini venete Pietro Belverte (sec. XV – XVI), e doveva essere in coppia con quella di San Giuseppe (genuflesso) nella medesima chiesa. Si dice che appartenesse proprio al Vicerè Don Pedro De’ Toledo (Salamanca, 13 luglio 1484 – Firenze, 22 febbraio 1553) prima di finire presso la sopracitata chiesa puteolana.

San Giuseppe e “La Schiavottella” presso il Museo Diocesano di Pozzuoli [foto G. Grasso]

Il Re Ferdinando II e la Regina, devoti d’eccezione

Due devoti d’eccezione alla Schiavottella di Pozzuoli furono il re Ferdinando II di Borbone (Palermo, 12 gennaio 1810 – Caserta, 22 maggio 1859) e la sua consorte Maria Teresa Isabella d’Asburgo-Teschen (Vienna31 luglio 1816 – Albano Laziale8 agosto 1867). Proponiamo un estratto integrale dello scrittore Raffaele De Cesare, che descrive in dettaglio la cerimonia:

A Pozzuoli, nella chiesa di Santa Maria del Carmine, chiesa dotata da monsignor Rosini di un’opera pia tuttora fiorente, si venera l’immagine della Madonna del Parto. È una statua di pregevole fattura, tolta dall’oratorio del palazzo che fu di don Pietro di Toledo, e raffigura la Vergine in ginocchio, con le mani giunte in atto di pregare, ma le forme della statua sono nascoste da un ampio manto di seta, che dal capo, sotto la corona d’argento, scende fino ai piedi, lasciando fuori il viso e le mani. Dalla tinta bruna del volto, la Madonna è chiamata tradizionalmente la Schiavottella. A questa immagine, pel titolo che porta, vanno a raccomandarsi le partorienti, e Ferdinando II serbava egli pure questa usanza quando la Regina era incinta. All’avvicinarsi del parto, il Re conduceva Maria Teresa e i figliuoli a visitare la Madonna, e vi si recava sul cader del giorno, in vetture precedute dà battistrada e seguite da un drappello di ussari in gran tenuta. Accompagnavano la famiglia Reale dame e gentiluomini.

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Il Re, entrando nel santuario, si faceva il segno della croce con l’acqua benedetta, offertagli dal vescovo e poi andava a porsi, egli co’ suoi, ginocchioni davanti l’altare maggiore, per assistere al canto delle litanie e ricevervi la benedizione del Sacramento. Dopo, presa per mano la Regina ed i figliuoli, ad uno ad uno, si accostava alla immagine ed in ginocchio, tutto raccolto, recitava preghiere in comune con la famiglia.

Compiuta la cerimonia, quando il Re si avviava per uscire dalla chiesa, sulla soglia del tempio accettava un modesto ricordo che gli presentava il canonico Ragnisco, rettore della chiesa, cioè una figura ricamata della Vergine ed una frasca di fiori artificiali; e quindi, prendendo ad alta voce commiato dal vescovo con le parole: “Monsignò, vi bacio le mani, e ve raccumanno sta peccerella„ (la peccerella era la Regina) ripartiva. Il servizio di onore nella chiesa era fatto dai veterani, in quel tempo di stanza a Pozzuoli.

Questa visita si ripeteva, qualche mese dopo il parto, ed era detta di ringraziamento. Si portava il neonato, che il padre prendeva nelle sue braccia ed offriva alla Vergine, in atto supplichevole. Per accondiscendere alle premure della gente raccolta in chiesa, il Re permetteva che l’infante fosse portato in giro in mezzo alle benedizioni ed ai baci, che i devoti mandavano al reale marmocchio. Ferdinando II non tralasciò mai di sciogliere questo voto ad ogni parto della Regina, e in ciascuna visita largiva 600 ducati per i bisogni della chiesa o delle oblate, racchiuse nell’annesso ritiro, oltre ai sussidii straordinari. La devozione per quest’immagine era professata anche dai congiunti del Re. Il conte d’Aquila fece a sue spese adornare di marmi artificiali la cappella della Vergine, con la stessa architettura di quella che le sorge dirimpetto, dedicata a San Carlo Borromeo, e più volte die danaro per lampade d’argento e arredi sacri e per rinnovare la facciata della chiesa, come si legge in una lapide, fatta apporre accanto alla porta del tempio dal vescovo monsignor Purpo.Raffaele De Cesare - La Fine di un Regno (1895)

La Chiesa del Carmine a Pozzuoli, tra via Carlo Rosini e Via del Carmine [Cat.Gen. Beni Culturali]

Una taverna dedicata alla Schiavottella

Lo scrittore Pietro Gadda Conti (Milano, 13 febbraio 1902 – Arzo, 22 gennaio 1999) ambienta l’inizio del suo romanzo “Gagliarda” in una taverna di napoletana dedicata proprio alla Madonna di Pozzuoli:

“..la comitiva, essendo al completo, ci avviammo tutti insieme alla Locanda della Schiavottella. Sorgeva in un vicolo tortuoso, con un’insegna, pedula dalla porta, che rappresentava la Madonna di Pozzuoli”Pietro Gadda Conti - Gagliarda (1932)

Essendo un romanzo, è probabile che il luogo sia frutto di pura invenzione. Tuttavia anche questo libro attesta l’importanza che dovette avere questa figura sacra fino al XX secolo.

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