Per gli artisti, uno dei pigmenti più apprezzati tutt’oggi  è il cosiddetto Rosso di Pozzuoli. E’ genericamente definito come una terra rossa (ematite), depurata, essiccata, macinata. Conosciuto sin dall’antichità, questo pigmento è ricercato in campo artistico e nel campo del restauro. Oggi, tuttavia, non è più prodotto a Pozzuoli, ma la sua origine, come lascia intendere il nome, è proprio nel centro storico flegreo, a due passi dal tempio di Serapide.

Il rosso di Pozzuoli comparato con il rosso Veneziano
Il vico della terra rossa

Adiacente al tempio di Serapide vi è un piccolo agglomerato di abitazioni piuttosto antiche, con una corte comune interna, sorte su una precedente torretta spagnola conosciuta come Torre Morales. E’ proprio questa località, detta vico Russo, che nel 1900 fu rinominata dal sindaco De Fraia Frangipane “vico della terra rossa” perchè:

ivi, dopo leggiero strato di materie confuse, venne fuori un deposito di terra rossa, della stessa natura della polvere d’Ischia, adatta per molti usi, specialmente ad intonaco di cisterne, mescolandosi con la calce spenta.Luigi de Fraja Frangipane

L’argilla rossa di Pozzuoli (ossido di ferro), era molto ricercata sin dall’antichità, e ha dato il nome anche al Monte Russo, ubicato tra il lago d’Averno, “la Schiana” e il rione Toiano. Tutt’ora è possibile ritrovare in queste zone alcune vene di tale ossido.

Tuttavia, alcuni pittori locali non amavano questo tipo di pigmento, come il maestro napoletano della scuola di Posillipo Consalvo Carelli (1818 – 1900):

Noi altri pittori napoletani facciamo pochissimo uso della terra rossa di Pozzuoli, da noi poco stimata, appunto perchè molto comune e di niun prezzo: ma non è così in francia ed in Inghilterra, ove quegli artisti tengono in gran conto la nostra terra rossa; ed io stesso ho dovuto spedirne in grande quantità a’ miei amici dell’esterno, ricevendono infiniti ringraziamenti. Il rosso di Pozzuoli, purificato e reso a diverse gradazioni, potrebbe rimpiazzare il cinabro, il rosso d’India, il rosso di Spagna e molti altri, i quali hanno lo svantaggio di diventare presto oscuri, e cresce o cambiar sovente di tono.Consalvo Carelli, Lettera sull'arte del dipingere

 

L’acuta descrizione di Giuseppe De Criscio
Il Rosso di Pozzuoli, non consiste in altro che in una ocra, che trae origina da residui di masse terree o di dighe minerali ferrei esistenti nell’agro puteolano, soprattutto nella parte esterna del cratere della Solfatara, sì ad oriente che ad occidente, dappresso il Tempio di Serapide e nel largo Malva. L’ocra puteolana viene distinta in fine ed in ordinaria. La prima specie è un’ocra rossa di materia tenera e friabile, che tinge tenacemente le dita, e si impasta con facilità; disseccandosi si screpola e cambia colore, cioè da un colore molto vivace diventa più chiaro e roseo. Questa prima specie di ocra viene usata dai pittori, sotto il nome di Rosso di Pozzuoli. La seconda specie, cioè l’ordinaria, è di un colore sbiadito, frammista a piccolissimi ciottoli silicei bianchicci, e viene usata per lavori idrauilici mista alla pozzolana ed alla calce. Le fabbriche di rosso di Pozzuoli estratto dalle ocre gialle, incominciarono a lavorare nella metà del XVII sec., tanto nel fondo Fraja presso la collina della Solfatara, che in quello d’Oriano, e nel lato orientale presso il fondo Punzo. Esse consistenvano in grandi forni ove le ocre gialle venivano bruciate, indi ridotte in finissima polvere per via di macine, che formava il rosso di Pozzuoli artefatto, non dissimile al rosso detto di Siena. Questa specie di rosso puteolano perciò ebbe poca vita, atteso il basso prezzo in cui esponevasi in commercio, e molto più poi per l’affluenza nei mercati del rosso di Siena, stimato superiore al puteolano.Giuseppe De Criscio, Commercio Antico di Pozzuoli, 1886


Fonti

  • Raffaele Giamminelli – Pozzuoli: luoghi, storie, personaggi
  • Consalvo Carelli – Lettera sull’arte di dipingere
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