Puteoli 200 a.D.: milites e mercatores lungo il limes arabicus

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Gli antichi Nabatei (da http://arabiasaudita2.web.at.it )

I misteriosi Nabatei

Nabatei furono un popolo di commercianti dell’Arabia antica, insediati nelle oasi del Nord Ovest cui al tempo di Flavio Giuseppe fu dato il nome di Nabatene, indicando approssimativamente l’area che fungeva da confine fra la Siria e l’Arabia, dall’Eufrate al mar Rosso. La rete mercantile da essi efficacemente controllata e gestita metteva in comunicazione il sud e il nord della Penisola Araba e permetteva di commercializzare nell’area mediterranea prodotti provenienti dalla lontana India e dalle regioni circonvicine. (Wikipedia)

I Nabatei a Puteoli

La presenza dei Nabatei nel porto commerciale di Puteoli è attestata fin dal I sec. a.C. durante l’età repubblicana.

A partire dagli anni cinquanta del secolo scorso e nei decenni successivi,  furono effetuati a più riprese alcuni rinvenimenti che si riferiscono all’area suburbana di Puteoli, i cui resti sommersi, che si estendono quasi senza soluzione di continuità fino al Portus Iulius, rivestono notevole importanza e si collegano in parte con altri recuperi della fine del XIX sec.

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E’ il caso, appunto, dell’ara di marmo bianco che reca sulla fronte un’iscrizione di dedica al dio nabateo Dusares e nella parte superiore una serie di incassi quadrangolari allineati per l’inserimento di piccole stele, in parte recuperate, forse elementi di un calendario. Dallo stesso tratto di mare già proveniva un altro altare simile e di recente vi sono state rinvenute anche due lastre, ugualmente iscritte con dedica a Dusares, probabilmente appartenenti ad un terzo altare. Si riferiscono, è evidente, alla medesima, importante sede di un culto stabilmente praticato da una delle più cospicue comunità orientali, quella degli Arabi Nabatei, installatesi a Puteoli per curare i propri interessi commerciali nel più grande terminal occidentale dei traffici marittimi con l’Oriente.
Altri rinvenimenti sottomarini, recentemente ricollegati a quella stessa area, hanno permesso di conoscere il nome antico del quartiere in cui era situato il culto nabateo: era iscritto su una grande base marmorea onoraria, dedicata all’imperatore Adriano dagli inquilini (cioè residenti, ma in prevalenza forestieri) del vicus Lartidianus nel 121 d.C. (Gianfrotta)

Busto colossale del dio Dusares proveniente da Puteoli ed attualmente ai Musei Vaticani (da Lacerenza)

La gens Annia ed i commerci puteolani in Oriente

Un’altra base di marmo recuperata nel 1972, un poco più oltre procedendo in direzione del Portus Iulius (di fronte allo stabilimento Pirelli), recava un’analoga dedica all’imperatore Adriano, sempre del 121, posta dagli inquilini di un vicus, dal nome incompleto, ma convincentemente integrato, Annianus. La denominazione, derivata da un gentilizio, ha consentito il collegamento con il nome di una delle più importanti famiglie di Puteoli, la gens Annia, direttamente cointeressata nei traffici mercantili con il vicino e con l’estremo Oriente.

Ad essa con ogni probabilità apparteneva l’Annio Plocamo, ricordato da Plinio (VI, 84), come colui che “aveva avuto in appalto la riscossione delle tasse nella zona del Mar Rosso“, e fu un suo servo, Lysas, a lasciare il proprio nome inciso, in duplice versione greca e latina, sulla parete di una grotta-riparo carovaniero dello Wadi Menih, in Egitto. (Gianfrotta)

Le pericolose rotte commerciali lungo il limes arabicus

Tra il I sec. a.C. ed il II sec. d.C., gli intrepidi mercatores puteolani, grazie alla loro formidabile capacità di intessere relazioni con le popolazioni indigene, riescono ad allargare la propria rete commerciale a tutto il Mediterraneo Orientale.

Il porto di Puteoli diventa così importante che molti mercanti orientali si trasferiscono qui per curare meglio i propri interessi portando con se la propria religione e la propria cultura.

Puteoli diviene, in tal modo, una città cosmopolita.

Ma i puteolani fanno di più ed essi stessi emigrano in Oriente per i propri traffici. Li troviamo particolarmente attivi lungo il confine orientale dell’impero romano, il cosiddetto limes arabicus.

Qui lo Stato romano metteva a loro disposizione dei milites per difenderli in caso di pericolo, (come gli attacchi dei famigerati predoni del deserto) ma anche per poterli controllare.

Mercatores et milites

Molte erano le stazioni e i praesidia stanziati lungo le carovaniere. Queste postazioni potevano fungere da punti di rifugio e di ristoro per coloro che affrontavano la carovaniera, essendo fornite di pozzi (hydreumata) e cisterne (lakkoi).

I praesidia erano anche sede di distaccamenti di fanteria e cavalleria, composti da mediamente 22-24 uomini ognuno. I soldati fungevano da scorta per alcune carovane di mercanti, ma non è possibile stabilire se questa fosse una attivita regolare, o piuttosto eccezionale, dovuta a circostanze particolari. E peraltro stato suggerito che i soldati, piuttosto che proteggere i mercanti, avessero il compito di sorvegliarli, per evitare episodi di contrabbando ed evasione fiscale.

(Nappo, I porti romani nel Mar Rosso da Augusto al Tardoantico)

La fortezza di Bashir

Lungo il limes arabicus vi sono ancora oggi i resti di numerose fortezze costruite dai Romani per difendere e presidiare le instabili regioni orientali.

Qasr Bashir è l’odierno nome di Mobene, un’antica fortezza romana nel cuore del deserto della Giordania, la migliore conservata nel Medio Oriente.

Il forte si trova a 100 km a sud di Amman tra l’autostrada del Mar Morto e la strada del deserto.

La fortezza romana di Qasr Bashir appartiene ad un gruppo numeroso di fortezze che iniziarono ad essere costruite tra il 111 ed il 114 d.C., durante l’Impero di Traiano, e posizionate lungo il limes arabicus cioè il deserto di frontiera dell’antica provincia dell’Arabia Petraea, che si estendeva per 1500 km dalla Siria del nord alla Palestina meridionale sino all’Arabia del nord.

Queste fortezze servivano per proteggere questa linea di confine dell’Impero dalle razzie delle tribù arabe che transitavano nel deserto. Dovevano essere attacchi anche molto numerosi perché durante la dinastia dei Severi (193- 235 d.C.) i Romani ne aggiunsero altre di questo tipo di fortezze lungo il limes.

La fortezza di Qasr Bashir ha la caratteristica di dominare una pianura sassosa percorsa da diversi torrenti sfocianti nel Mar Morto che rendevano questo spazio occupato da campi coltivabili e dunque soggetti alle razzie. Due delle torri della fortezza sono addirittura precedenti all’età romana e risalirebbero all’età del ferro, costruite forse da soldati Nabatei.

In essa c’è anche un’iscrizione che ha fatto datare questo fortino al 293 d.C., dunque si tratta di una delle costruzioni più tardive.

Qasr Bashir fu poi abbandonata nel V sec. e riusata durante il califfato nel VII sec. per poi essere nuovamente abbandonata non essendo più quella una zona di frontiera.

(La Giovine storia)

Qasr Bashir e le altre fortezze disseminate lungo il limes arabicus ebbero, tra gli altri compiti, anche quello di difendere e controllare i fin troppo intraprendenti mercanti puteolani.

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Vincenzo Casillo nasce a Pozzuoli il 01/04/1970. Laureato in giurisprudenza e baccelliere in teologia, attualmente insegna presso un liceo parificato. Porta avanti alcune ricerche del compianto A. D’Ambrosio sulle origini del cristianesimo nella zona flegrea.

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