Gli Etruschi sono ancora oggi uno scrigno di misteri: quasi tutto ciò che conosciamo di una delle più importanti e antiche popolazioni Italiche ci è pervenuto già ampiamente contaminato dagli usi e costumi di altre popolazioni venute a contatto con essi – in particolare osci, greci, cartaginesi, latini.

Federico Faruffini, “L’armiere etrusco” o “Gli Etruschi a Perugia”, 1867-1869, Museo dell’Accademia di Belle Arti, Perugia.
La lingua Etrusca

Gli Etruschi non avevano una loro forma di scrittura, almeno fino al contatto che ebbero con i coloni Greci in Italia: essi, difatti, cominciarono ad utilizzare una versione dell’alfabeto greco euboico-calcidese modificata secondo i loro fonemi. Inizialmente utilizzato forse solo per scopi decorativi, l’uso fu esteso a tutti i più comuni adempimenti per comodità e necessità. Tuttavia, sebbene oggi si comprenda chiaramente l’alfabeto Etrusco, il significato delle parole e la loro struttura sintattica restano in gran parte ignoti.

L’alfabeto etrusco di Formello
Il “mito” di Tacito

Lo scrittore romano Tacito, nei suoi Annales riporta che un nobile cittadino greco, Demerato di Corinto, lasciò la sua città nel 657 a.C. ed arrivò nella fiorente città etrusca di Tarquinia, dove sposò una nobile ma povera donna del luogo. Tacito gli attribuisce inoltre di aver portato e diffuso la scrittura greca in etruria. Successivamente egli divenne poi il padre del futuro re di Roma Tarquinio Prisco.

Tuttavia la versione di Tacito è priva di alcun fondamento, e potrebbe certamente essere stata ispirata dal mito della fondazione di Roma.

I coloni greci e gli etruschi in Campania

Certo è invece il contatto tra le due popolazioni, Greci ed Etruschi, avvenuto sicuramente prima del viaggio di Demerato.
Sappiamo che gli Etruschi si insediarono in aree dell’odierna Campania dal 900 a.C. così come sappiamo anche che i primi coloni greci in Italia si stabilirono tra Cuma e Ischia neanche due secoli dopo.

La città di Cuma, disegno di J.C. Golvin

 

Le due popolazioni cominciarono ad avere pacifici contatti votati allo scambio e al commercio e fu con ogni probabilità da questo momento che si avviò il processo di ellenizzazione etrusca: con particolare vantaggio del popolo etrusco, scambi furono quelli relativi alla ceramica, alle tecniche produttive e artistiche, alla tecnologia, religione, usi e costumi. E non per l’ultimo l’alfabeto greco arcaico, quello Euboico-Calcidese dei greci di Ischia e di Cuma. Tale alfabeto, in un primo tempo fu adottato dagli Etruschi integralmente, comprendendo anche le lettere della serie fenicia inutilizzate dalla scrittura greca e quelle non necessarie alla trascrizione della lingua etrusca. Di fatto si può dire che fino alla prima metà del VI secolo a.C. le scritture in uso in Italia (greca, latina, etrusca ed italiche) facevano uso di un medesimo modello alfabetico, ben esemplificato da quello trascritto sulla tavoletta di Marsiliana d’Albegna.

Marsiliana d’Albegna, tavoletta eburnea (secondo quarto VII sec. a.C.)

I rapporti amichevoli con i greci tuttavia non erano destinati a durare. La pressione coloniale di questi ultimi portò a diversi conflitti tra le due popolazioni – ricordiamo la stessa battaglia di Cuma del 524 a.C. 

 


  • I Greci in Etruria – Mauro Cristofani
  • La lingua etrusca: anatomia di un falso mistero – L’Auruspice Gennaio-Aprile 2008
  • Manuale di Storia Romana – Arnaldo Momigliano
  • Come scrivevano e come parlavano gli etruschi? L’utilizzo dell’alfabeto per una lingua misteriosa – Finestre sull’Arte 2018
  • L’alfabeto Etrusco, Daniele F. Maras
  • TacitoAnnali, XI,14, 4