Introduzione: i Drengot

Tra i primi Vichinghi immigrati in Francia al seguito di Rollone c’era anche la famiglia Drengot, probabilmente originaria della Danimarca, o di un’isola del suo arcipelago, come sembra suggerire la radice linguistica -got.

Il suo capostipite, Roberto Drengot, aveva ottenuto proprio da Rollone il principato di Quarrel (oggi Carreaux), piccolo feudo nei dintorni dell’odier­na cittadina di Gournay-en-Bray;  attraversata dal fiume Epte, affluente della Senna, essa è posta a pochi chilometri ad est della città di Rouen e a nord di Parigi.

Per scrivere della saga dei Drengot faremo riferimento alla ricerca storica del dott. Romualdo Guida.

I Drengot in Italia

Come ci riporta lo storico medievale Amato di Montecassino, nel Principato di Quarrel,  nel secondo decennio dopo l’anno Mille, due signori normanni, Giselberto (997-1018) detto Batterico e Guglielmo detto Repostello nutrivano tale inimicizia tra loro che Giselberto uccise Gu­glielmo. Saputolo Roberto Conte di Nor­mandia, minacciò di far morire Giselberto. Costui allora, per sfuggire all’ira del suo signore, prendendo in sua compagnia quattro suoi fratelli, Rainulfo (980-1047), Asclettino (982-1030), Osmond (983-1035) e Rodolfo (986-1042) ed alquanti altri patrioti con armi e caval­li, abbandonato il patrio terreno si recò in Italia.

Viene fissata la data dell’arrivo dei Normanni in Italia nell’anno 1016.

Rainulfo Drengot

Fondatore di Aversa, Rainulfo Drengot era nato probabilmente nel 980, quindi era il fratello maggiore di quel Giselberto detto Batterico (997-1018) che uccise Guglielmo detto Repostello  e che, quindi, Roberto Conte di Nor­mandia, minacciò di condannare a morte.

Fondata Aversa nel 1022, Rainulfo partì spesso dalla propria “base” per combattere per conto dei conti di Comino e di Guaimario di Salerno.

Rainulfo sposò Sichelgaita dei duchi di Napoli, vedova di Leone I Docibile duca di Fondi, ma anche vedova del duca di Gaeta Giovanni IV che era morto nel 1002. Sichelgaita era nipote di Guaimairo V principe di Salerno e sorella di Sergio IV duca di Napoli.

Rainulfo fu, quindi, dal 1025 circa, duca di Gaeta.

Quando Sergio IV perse Napoli per mano di Pandolfo di Capua, nel 1029, Rainulfo, si schierò col principe di Napoli, ormai suo cognato, e contribuì in maniera determinante alla riconquista di Napoli da parte dello stesso Sergio IV.

Il territorio di Aversa che fino ad allora era stato “capuano”, fu dichiarato  “Contea”  nel 1030 e Rainulfo ne fu il suo primo conte.

Rainulfo, morta dopo pochi anni di matrimonio Sichelgaita, dopo un po’ di tempo aveva sposato una figlia del Duca di Amalfi (che secondo gli storici era Giovanni II, Manso IV o Giovanni III)  nipote di Pandolfo di Capua col quale si riconciliò.

I successori di Rainulfo

Alla morte di Rainulfo, avvenuta nel 1047, il potere passò nelle mani di Asclettino II, figlio di Asclettino Quarrel Drengot (fratello di Rainulfo fondatore di Aversa). Questi fu il secondo  conte di Aversa.

Alla morte di Asclettino II la Contea fu assegnata da Guaimaro, Principe di Salerno, a Rodolfo Cappello, scatenando così una contesa con gli altri membri della famiglia, finché prese il potere il cugino Rainulfo II “Trincanotte” , figlio di Rodolfo, fratello di Rainulfo I.

Rainulfo II, però, fu sconfitto nello scontro con gli armigeri di Guaimario ed imprigionato. Ma la sua prigionia non durò molto, ben presto riuscì ad evadere e a scacciare Rodolfo Coppello divenendo, così, il terzo conte di Aversa. Solo per circa un anno in quanto morì nel 1048.

Ritornò, allora, Rodolfo Coppello che fu aspramente combattuto da Riccardo I, nipote di Asclettino II essendo figlio di un Rainulfo fratello, appunto, di Asclettino II.

Riccardo I, però, fu sconfitto ed imprigionato a Salerno. Una rivolta degli aversani convinse gli Altavilla di Melfi ad intercedere presso Guaimario di Salerno e fu liberato. Per la minore età di Ermanno, suo nipote e figlio di Rainulfo Trincanotte, cui spettava la successione alla guida della contea, fu prima nominato suo tutore e, alla sua morte, avvenuta nel 1049, gli successe quale quinto conte di Aversa.

Gli anni che videro al potere Riccardo I furono per Aversa di grande prosperità. Il conte decise che Capua doveva essere conquistata dalla dinastia normanna e pose sotto un costante assedio la città longobarda mentre non trascurava di partecipare alle battaglie che vedevano i Normanni protagonisti nello scenario dell’Italia Meridionale.

Nell’anno 1053 Riccardo di Aversa comandava l’ala destra dell’armata normanna che, nella battaglia di Civitate sul Fortore, fece prigioniero il Papa Leone IX.

I Normanni mai trattarono da prigioniero il Papa, anzi, lo scortarono fino a Roma dove, tra gli altri privilegi, Leone IX concesse la Diocesi ad Aversa.  

I Drengot principi di Capua

Nell’anno 1059, dopo un decennio di assedio, oltre a quinto Conte di Aversa, Riccardo I diventa anche primo Principe normanno di Capua. Dal 1063 è ricordato anche come Duca di Gaeta.

È sicuramente utile ricordare che Riccardo I sposò Fredesenda,  figlia di Tancredi d’Altavilla, matrimonio che segnava un importante collegamento con gli Altavilla allora impegnati nella conquista dell’Italia Meridionale.

Col matrimonio della figlia Limpiasa con Sergio VI, quindicesimo Duca di Napoli  dal 1082 al 1097, i Normanni di Riccardo I erano posti in un vasto “territorio amico” che comprendeva il Principato di Capua, il Ducato di Napoli e tutto il territorio di conquista dei Normanni Altavilla, partendo da Melfi.

Il figlio Giordano I, già in tenera età, assunse il titolo di Duca di Gaeta mentre nel 1058 lo ritroviamo associato al padre quale Principe di Capua, succedendogli nel 1078, anno in cui, quindi, divenne il sesto Conte di Aversa. Giordano I sposò Gaitelgrima, figlia del Principe Guaimario di Salerno e Contessa di Nocera.  

I vasti possedimenti feudali dei Drengot

Come d’uso all’epoca, con i matrimoni si estendeva o si consolidava il potere su vasti territori: all’epoca di Giordano I,  i Drengot, fondatori di Aversa, avevano influenza su un territorio che andava da Gaeta, passando da Alife e Caiazzo, Capua, Napoli fino a Salerno con parentela forte con gli Altavilla di Melfi.

Giordano I morì nel 1090.

Un fratello di Giordano, Gionata, lo ritroviamo Conte di Carinola nel 1093.

Un Roberto (figlio di un Rainulfo) il cui nonno era Asclettino II,  è attestato dal 1086 al 1110 quale 1° Conte di Caiazzo e Sant’Agata dei Goti.

Il figlio di quest’ultimo fu il famoso Rainulfo di Alife (detto anche “di Airola”), forse nato nel 1093 e morto a  Troia  il 30 Aprile 1139, ricordato come  2° Conte di Caiazzo, Conte di Alife, Sant’Agata dei Goti, Telese (dal 1115 al 1139, ma investito del titolo di Conte sin da 1108). In fasi alterne fu anche Conte di Avellino, Ariano Irpino, Troia; Duca di Puglia (1137-1139).  Sposò Matilda d’Altavilla, figlia di Ruggiero I Conte di Sicilia. Fu un fiero oppositore di Ruggiero II d’Altavilla che, venuto in Campania nel 1135, anno in cui mise a ferro e fuoco Aversa, abbattendo parte delle mura e, poi, ricostruendole nello stesso sito, le dotò anche del castello che è il “cuore” del successivo castello ampliato dagli Aragonesi ed in cui soggiornò fino alla conquista definitiva di tutta l’Italia Meridionale che può dirsi “compiuta”, appunto, solo alla morte di Rainulfo d’Alife avventa nel 1139.  

Gli ultimi Drengot

Ad Aversa, dopo Giordano I c’è la successione di tre figli di questi e di un nipote. Precisamente, Riccardo II, ricordato come terzo Principe di Capua dal 1090 al 1106 seguito dal fratello Roberto I, quarto Principe di Capua dal 1107 al 1120, brevemente (solo qualche settimana) dal figlio suo Riccardo III, ricordato come quinto Principe di Capua e da suo fratello Giordano II, ricordato come sesto Principe di Capua dal 1120 al 1127.

Quando nel 1135 Ruggiero II entra ad Aversa il potere è nelle mani del figlio di Giordano II, Roberto II, detto “di Sorrento”, che è ricordato quale settimo Principe di Capua, dal 1127 al 1135.

Nel 1135 finisce la dinastia dei Drengot con Roberto II che è fatto prigioniero ed accecato. Morirà in prigionia a Palermo nel 1156.  

Un feudo dei Drengot a Quarto

Come si è ampiamente scritto, i Drengot, signori di Aversa e di Capua, possedevano vasti feudi in tutta la Campania.

Nel 1119, Roberto I Drengot principe di Capua dal 1107 al 1120, affida con Diploma al vescovo di Pozzuoli Donato la chiesa di San Nicola in Castro di Serra con i beni ed i terreni attigui.

La chiesa di San Nicola faceva parte di un più vasto insediamento agricolo, difensivo e religioso ubicato a destra ed a sinistra della Montagna Spaccata a Quarto.

Tale insediamento si componeva di due parti principali: il Castro di Serra ed il Borgo San Petrillo. La zona, già abitata in epoca romana e poi legata al culto di San Pietro, in età medievale, era divenuta, attraverso varie traversie, un feudo normanno posseduto dai Drengot.

La piantina del feudo del Castro di Serra (da Maria Puteolana)

Il Castro di Serra

Il Castro di Serra si ergeva in una zona compresa tra la sommità occidentale della Montagna Spaccata e l’attuale via del Castagnaro.

Della cinta difensiva del Castro attualmente non avanzano resti visibili al suolo, tuttavia, grazie ad alcuni rilievi aerofotogrammetrici è possibile comprenderne il tracciato. Non è affatto esclusa la possibilità che alcune tracce del muro di cinta siano ancora esistenti sottoterra. Doveva probabilmente trattarsi di una recinzione costituita da una palizzata con basamenti di pietra. Molto probabilmente erano anche inclusi nella recizione degli avamposti difensivi o di avvistamento, realizzati sempre in legno e pietra. L’accesso principale al castro si trovava sul lato occidentale, dove ancora oggi passa la strada che sale sulla collina.

All’interno del perimetro difensivo, trovavano posto gli edifici del castro. Tra essi, sono ben visibili ai giorni nostri la chiesa di San Nicola, il mastio ed il mulino-torre.

La chiesa di San Nicola (da Maria Puteolana)

La chiesa di San Nicola

Si tratta della chiesa dell’insediamento. Affacciata su di una piccola corte, è formata da un edificio a navata unica, di metri 14 x 6,5 x 4h, con un presbiterio a torre separato più alto della navata ed in cui sono presenti tracce di bifore romaniche, oggi murate. Probabilmente in origine la parte alta del presbiterio, separata dalla parte bassa da un piano in legno (di cui rimangono traccie degli appigli delle travi), poteva fungere da cella campanaria.

Inoltre, ad ovest della chiesa vi è un piccolo ambiente un tempo comunicante con il presbiterio tramite una piccola porta, oggi murata.

Il mastio del Castro

Di esso, oggi rimane il grande basamento realizzato in blocchi di piperno. Si trattava di una grande torre a base quadrata, fungente da punto di difesa, avvistamento e residenza del feudatario. Probabilmente la sua sommità era un tempo sormontata da una robusta bertesca in legno.

Il mulino-torre

Segnato anche in alcune vecchie carte topografiche, garantiva la piena autosufficienza alimentare del feudo, trasformando il grano in farina. Era formato da una grande torre a base circolare, oggi in discreto stato di conservazione, affiancata da un’edificio in legno, un tempo ospitante le macchine di macina e di cui ai giorni nostri ne rimane la base.

Un’eccellente ricostruzione del mulino del castro è stata eseguita qualche anno fa dal Prof. Giamminelli.

All’interno delle mura del castro erano presenti anche altre costruzioni: oltre alle case degli abitanti, qui ben protette contro attacchi e razzie, erano certamente presenti anche altri edifici, come qualche officina, un fornaio e qualche luogo di ristoro per residenti e viandanti.

Tuttavia, questi dovevano essere degli umili edifici, realizzati in legno con tetti di paglia e fondamenta di pietra di cui oggi non avanzano resti visibili, le cui tracce però, potrebbero essere ancora nascoste sottoterra.

C’è appena da precisare che nell’area del castro non sono mai stati eseguiti studi approfonditi, né sondaggi con georadar, il che significa che la zona potrebbe nascondere ancora molte tracce del castro e delle sue strutture interne, che oggi giacciono sottoterra.

Il Borgo di San Petrillo

Si tratta di un villaggio aperto (non fortificato) sorto poco oltre il Val di Serra, nei pressi della via Campana. Anche se ricadeva nel feudo del castro, possedeva una chiesa propria (la cappella di San Petrillo).

Anche di questo insediamento sono rimaste poche tracce, in buona parte inglobate in edifici più recenti posti tra le attuali via Nuova Campana e via Viticella.

Masseria Don Orazio: casa-torre

Masseria Don Orazio

In via Viticella è presente un antico edificio comunemente denominato Masseria don Orazio. Si tratta di una vera e propria residenza fortificata, posta nei pressi del medievale Borgo di San Petrillo. È formata da due elementi principali, suddivisi da una stradina:

  1. La casa torre vera e propria, formata da un grande edificio di tre piani fuori terra, con copertura a spiovente e contrafforti a scarpa;
  2. Un edificio dipendente, formato da una cellario affacciante su di una corte chiusa. Non è semplice eseguire una datazione generale dell’edificio, in quanto evidente somma di parti e di aggiunte realizzate in più epoche diverse. Tuttavia, il fatto che il Borgo di San Petrillo sia menzionato nel Diploma del Principe Roberto del 1119, fa pensare ad un’origine abbastanza remota dell’edificio, che risalirebbe, non di certo nella struttura in generale quanto in alcune sue parti, a prima della data in questione.
Masseria Don Orazio: edificio dipendente

Bibliografia e Sitografia

E. Cuozzo, I Normanni

R. Guida, I Drengot, in aversaturismo.it

Pagina FB. Maria Puteolana