Il Ponte di Caligola a Pozzuoli, Anton Pichler Wien 1797

Lo storico romano Svetonio, nella Vita Caesarum, a proposito di Caligola narra che “Fece costruire tra Baia e la diga di Pozzuoli, che separava uno spazio di circa tremila e seicento passi, un ponte formato da navi da carico, riunite da tutte le parti e collocate all’ancora su due file; poi le si ricoprì di terra dando a tutto l’insieme l’aspetto della via Appia. Per due giorni di seguito non la smise di andare e venire su questo ponte: il primo giorno si fece vedere su un cavallo riccamente bardato, con una corona di quercia, una cetra, una spada e una veste broccata d’oro, il giorno dopo, vestito come un cocchiere di quadriga, guidava un carro tirato da due cavalli celebri, che erano preceduti dal giovane Dario, uno degli ostaggi dei Parti, e seguiti da una schiera di pretoriani e di veicoli con a bordo un gruppo di amici. So che Gaio aveva ideato un ponte di tal genere secondo alcuni per rivaleggiare con Serse che, non senza stupore, ne gettò uno sull’Ellesponto, anche se più modesto, e secondo altri, per spaventare, con la risonanza di qualche opera gigantesca, Germani e Bretoni che lo minacciavano di guerra. Ma durante la mia infanzia, ho sentito raccontare da mio nonno che, secondo le confidenze di persone addentro ai segreti del suo cuore, la ragione di questa impresa si trova nella dichiarazione dell’astrologo Trasilo a Tiberio che si tormentava a proposito del suo successore e si orientava verso il proprio nipote: «Gaio ha tante possibilità di diventare imperatore quante ne ha di attraversare a cavallo il golfo di Baia.»”.