Nel 2003, Robert Harris, famoso scrittore inglese, autore di grandi bestseller come Fatherland e Il Ghostwriter, pubblica il romanzo storico Pompei ambientato nei giorni immediatamente precedenti l’eruzione del Vesuvio del 24 ottobre del 79 d.C., che colpì le città campane di Pompei, Ercolano e Stabia.

Fiction e storia

Come è tipico dei romanzi storici, la narrazione è una commistione di invenzione e realtà. Tra i personaggi storici ritroviamo Plinio il Vecchio, ammiraglio della flotta di Miseno, il quale perirà nel vano tentativo di portare soccorso alla popolazioni disastrate dalla terribile eruzione.

L’incipit del romanzo

La narrazione di Harris inizia a Miseno, importante base militare marittima romana. Appare sempre più evidente che qualcosa di strano sta accadendo all’acquedotto, l’Aqua Augusta, che rifornisce non solo Miseno, ma una buona parte della Campania costiera settentrionale dai paesi del nolano, a Napoli e ai Campi Flegrei. Un forte odore di zolfo è percepibile sia nelle ville vicine alla base di Miseno che nelle condutture principali dell’acquedotto, senza cause evidenti, e poco dopo giungono messaggeri da Nola e Napoli per avvisare che non arriva acqua nelle loro città. Saputo che a Pompei, invece, la fornitura d’acqua è regolare, Attilio, responsabile dell’acquedotto, chiude la Piscina Mirabilis, il bacino di riserva che si trova vicino al porto di Miseno, e chiede all’ammiraglio Plinio una nave per andare il giorno dopo a Pompei.

Piscina Mirabilis – Navata centrale (Foto: Nicola D’Orso)

La descrizione della Piscina Mirabilis

Harris così descrive la Piscina Mirabilis: “Il terminale dell’Aqua Augusta, l’acquedotto Augusto, era costituito da un’ampia cisterna sotterranea…scavata nella montagna alle spalle del porto e conosciuta a memoria d’uomo come Piscina Mirabilis. Visto dal di fuori, non c’era nulla di particolarmente meraviglioso…in un basso edificio di mattoni rossi dal tetto piatto…Per apprezzare appieno la maestosità del bacino bisognava…aprire la stretta porticina di legno e scendere alcuni gradini. Il soffitto a volta era sostenuto da quarantotto colonne, ciascuna alta più di quindici metri, gran parte dei quali, però, immersi nell’acqua. L’eco dell’acqua che si riversava all’interno era…tale da far rabbrividire.”