La ricerca del Falcidio

foto: Lorenzo Quilici 1969

Chi si interessa fattivamente di archeologia flegrea deve avere un po’ lo spirito di Indiana Jones per aggirarsi tra archivi e biblioteche polverosi, leggi preistoriche, divieti, silenzi, connivenze e proprietà private.

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Procolo, diacono della primitiva Chiesa puteolana, insieme con i suoi concittadini, i laici Eutichete ed Acuzio, e con Gennaro, nativo forse di Napoli, ma vescovo di Benevento, con i suoi leviti, Festo diacono e Desiderio lettore, e con Sosio diacono di Miseno, subisce il martirio durante la persecuzione di Diocleziano.

I corpi di Procolo, Eutichete ed Acuzio sono trasportati nottetempo segretamente nel Pretorio di Falcidio percorrendo un diverticolo della via che da Napoli giungeva a Pozzuoli.

Il Pretorio era una villa suburbana, forse già in disuso, che era ubicata alle falde del cratere di Cigliano. Si estendeva per vari ettari su un pianoro sovrastante la necropoli di Via Celle e comprendeva il corpo principale della villa, nonché numerosi edifici di uso agricolo tra cui magazzini e cisterne.

La zona più alta del Falcidio era stata riadattata a cimitero cristiano a causa dell’uso assai diffuso di creare luoghi di sepoltura ed oratoria in luoghi di campagna nei pressi delle città. Qui i cristiani si riunivano per pregare ed onorare i propri defunti.

Secondo una tradizione storica locale il luogo della sepoltura dei martiri divenne la prima cattedrale puteolana e quindi la sede del vescovo.

Pozzuoli 1957

Col passare dei secoli del Falcidio si persero memoria ed ubicazione. Nella prima metà del ‘900, la ricerca del luogo fu intrapresa da Mons. Vincenzo Cafaro, rettore del seminario di Pozzuoli, coadiuvato da un giovane don Angelo D’Ambrosio. Seguendo la tradizione storica locale, Cafaro e D’Ambrosio individuano il Falcidio nella masseria di Pasquale Barretta alle falde di Cigliano. Scattano foto, prendono misure e parlano con i villici. Tuttavia, misteriosamente, le autorità ecclesiastiche e civili non si interessano della scoperta che torna nell’oblio.

La Tangenziale

Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, si concepisce il progetto della Tangenziale di Napoli. Uno degli svincoli della nuova arteria dovrebbe sbucare proprio nella zona dell’antica Via Campana mettendone a rischio la necropoli di età romana già devastata dal tracciato della Direttissima. Si leva, allora, la voce delle associazioni culturali come Italia Nostra che invia a Pozzuoli, tra il 1968 ed il 1969, il giovane archeologo Lorenzo Quilici. Egli scatta centinaia di foto e redige la prima mappa archeologica della zona compresa tra Via Celle, San Vito e Cigliano. Il lavoro di Quilici convince i progettisti della Tangenziale dell’importanza storico-archeologica della zona e così lo svincolo stradale viene spostato.

Un atto di fede

Sulla scia del clamore suscitato da Italia Nostra, don Angelo D’Ambrosio riprende la ricerca del Pretorio di Falcidio. Più volte tenta di accedere alla masseria Barletta, ma viene sempre bruscamente allontanato dai proprietari forse per timore di perdere la terra già sottoposta a vincolo archeologico.

Dopo la morte di don Angelo, Vincenzo Casillo continua la ricerca. Si tratta di un puro atto di fede nel lavoro e nelle intuizioni di D’Ambrosio. Si lavora essenzialmente sulle fonti documentarie poiché le autorità demandate alla salvaguardia del patrimonio archeologico non vogliono nemmeno ammettere che il Falcidio sia ubicato sù a Cigliano, alle autorità religiose questa storia nemmeno interessa, gli eredi Barletta ed i nuovi proprietari non lasciano visitare la loro proprietà.

Intanto le storie dei contadini locali favoleggiano di un antico cimitero cristiano e di una chiesa con ambienti voltati sorti all’interno di una grandiosa villa romana…