Narra lo storico latino Tacito nei suoi Annali (XIII, 48) che nell’anno 58 d.C., durante il regno di Nerone, due legazioni giungono da Puteoli a Roma e ricevono udienza da parte del Senato. La prima è inviata dalla plebe, mentre la seconda è inviata dai decurioni che amministrano la città. Il popolo puteolano accusa i decurioni e i notabili di avidità e ruberie, i magistrati accusano la plebe di violenza. Viene dato incarico a L. Cassio di sedare la rivolta che era già giunta al lancio di pietre e alle minacce di incendio. Cassio ha il compito di evitare che la plebe prenda le armi e dilaghino gli omicidi. Tuttavia, i fieri puteolani si dimostrano insofferenti alla autorità di Cassio che è costretto ad abbandonare la città flegrea. Gli subentrano i fratelli Scriboniani, accompagnati da una coorte pretoria. Per il terrore dei soldati e per l’esecuzione di pochi la concordia torna a Puteoli.

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