Siamo alla fine del VII sec. d.C.

Papa Vitaliano lo chiama per nominarlo Arcivescovo di Canterbury.

In quel momento Adriano («nativo di Hadria» – attuale Atri in Abruzzo – dal latino) è abate del monastero di Nisida presso Napoli. Non se la sente, di assumere un incarico così prestigioso. Anche perché la sua salute non è buona. E allora trova e propone un altro candidato, che considera più idoneo: Teodoro. E con questa soluzione, l’Inghilterra riceve «in un colpo solo» due autorevoli personaggi che daranno lustro e popolarità alla sede di Canterbury e a tutta la Chiesa inglese, perché Adriano lo segue come suo aiutante: Teodoro è colto e saggio, ma avanti con gli anni, 66.

Teo­doro e Adriano riempiono di libri il monastero di Canterbury, che grazie a loro due diviene una delle scuole più importanti del tempo, da cui fioriranno Vescovi e abati dotti e sapienti. Il vecchio Teodoro e il giovane Adriano vengono circondati da crescente e costante ammirazione, e tra i loro estimatori c’è anche il monaco Beda di Jarrow – diventerà noto alla storia come Beda il Venerabile – che li ha accompagnati nel faticoso viaggio da Roma.

Vitaliano pone poi Adriano a capo del Monastero dedicato a Sant’Agostino di Canterbury.
Teodoro e Adriano, Adriano e Teodoro: Canterbury e l’Inghilterra contemplano questa accoppiata sempre in movimento nelle parrocchie, scuole, sale di canto. «I due» giunti da Roma insegnano agli inglesi i canti «romani». E poi sono docenti di astronomia, protettori e stimolatori della poesia.
Insieme affrontano anche problemi ecclesiali difficili, in particolare quello di fissare un’unica data, romana, per la celebrazione della Pasqua.

Adriano proseguirà la sua opera anche dopo la morte dell’Arcivescovo Teodoro, ma sempre da abate e basta. Fino all’anno della sua scomparsa avvenuta intorno al 709.

(da https://www.lastampa.it/)