E’ noto che Cicerone possedesse molte ville che amava abbellire con oggetti e manufatti artistici come statue marmoree di provenienza greca. Possiamo apprendere molte notizie circa queste ville dalle lettere che egli scriveva spesso all’amico Attico. Suddetto epistolario è costituito da circa ottocento lettere.

Quante ville possedette Cicerone?

Si possono enumerare con una certa sicurezza ben nove ville appartenute a Cicerone:

– La Villa di Arpino ereditata dal padre;
– La Villa sul litorale di Formia a Vindicio;
– La Villa rustica sempre a Formia sulla collina oggi chiamata Acervara;
– La Villa di Tuscolo;
– La Villa di Pompei;
– La Villa di Cuma;
– La Villa di Pozzuoli;
– La Villa di Astura;
– La Villa di Sinuessa.

Le ville di Cuma e di Pozzuoli

Le ville di Cuma e Pozzuoli divennero di proprietà di Cicerone in epoca successiva al suo rientro dall’esilio di Durazzo (58 a.C.). Tali dimore sono spesso citate dall’oratore come Cumanum e Puteolanum.

Le ville di campagna servivano a Cicerone per riposarsi e ritemprarsi, ma anche per ostentare la sua ricchezza. Il 3 maggio del 45 a.C si lamenta in una lettera ad Attico che Bruto non aveva accettato di essere ospite nella sua villa di Cuma.

Le ville erano sempre fornite di ricche biblioteche. In tali dimore, infatti, Cicerone spesso amava invitare gli amici per discorrere di filosofia o dedicarsi all’otium letterario. Molte orazioni ed opere letterarie di Cicerone furono composte nelle sue ville.

Cicerone scopre la tomba di Archimede (Christian Wink 1781)

Cicerone scopre la tomba di Archimede

A proposito di archeologia, Cicerone stesso narra nelle Tusculanae Disputationes (V, 23) una eccezionale scoperta di cui egli fu protagonista: “ Di lui (Archimede) io, da questore, esplorai la tomba circondata da ogni parte e ricoperta da rovi e cespugli, ignorata dai Siracusani, dato che negavano assolutamente che ci fosse. Conoscevo infatti alcuni brevi senari che avevo saputo essere scritti nel suo monumento, i quali dichiaravano che in cima al sepolcro era collocata una sfera con un cilindro. Io quindi, mentre li passavo in rassegna tutti con lo sguardo (c’è infatti presso la porta Agrigentina un gran numero di sepolcri), notai una colonnina che sporgeva non molto dai cespugli, nella quale si trovava la figura di una sfera e di un cilindro.

E io subito ai Siracusani (d’altra parte erano con me i personaggi più importanti) dissi di ritenere che proprio quello fosse ciò che cercavo. Molti (operai) mandati avanti con falci ripulirono e resero accessibile il luogo; ed essendovi stato aperto un passaggio, ci avvicinammo alla base che era rivolta verso di noi; appariva un epigramma quasi dimezzato essendo state corrose le parti finali dei brevi versi. Così la città più celebre della Grecia, un tempo in verità anche la più dotta, avrebbe ignorato il monumento del suo cittadino di gran lunga più intelligente, se non lo avesse conosciuto da un uomo di Arpino.”

Fonti

Tusculanae Disputationes

https://www.facebook.com/formiaelasuastoria/ di Raffaele Capolino